Prurito acquagenico

 

Il prurito acquagenico, descritto per la prima volta nel 1981 dai dermatologi londinesi Malcolm Greaves, Anne Kobza Black, Robin Eady e Angela Coutts, è una patologia caratterizzata da crisi di prurito, in assenza di lesioni cutanee, che si manifestano a breve distanza di tempo [generalmente entro 10-20 minuti] dal contatto con l’acqua a qualsiasi temperatura e risolvono spontaneamente in un periodo variabile da 10 minuti a 2 ore. Le crisi recidivano immancabilmente ad ogni nuovo contatto; sono più severe dopo una doccia o un bagno fatto in casa; più lievi o addirittura assenti dopo un bagno in mare. Nei casi più gravi, le crisi pruriginose possono essere innescate anche dal sudore, specialmente nei mesi estivi. La sensazione pruriginosa può interessare tutto il corpo ma il più delle volte si manifesta a livello di braccia e gambe.

La causa è probabilmente dovuta ad un eccessivo rilascio, in seguito al contatto con l’acqua, di acetilcolina, un neurotrasmettitore che ha il compito di trasmettere sensazioni sia a livello del sistema nervoso centrale che periferico.

A livello diagnostico, questa patologia va confrontata con altre ugualmente correlate al contatto con l’acqua: l’orticaria acquagenica [compaiono pomfi migranti e pruriginosi], l’acquadinia [il paziente avverte una sensazione di bruciore e non di prurito], il prurito senile [il contatto con l’acqua accentua un prurito già esistente per via del fatto che la cute dell’anziano è secca].

Non sempre il prurito acquagenico è una patologia idiopatica, fastidiosa ma banale; alle volte, soprattutto in quei casi insorti da poco tempo, può costituire una spia di alcune malattie sistemiche come la crioglobulinemia, l’epatite virale di tipo C, l’intolleranza al lattosio, la malattia di Vaquez, la fibrosi cistica [che pertanto vanno indagate!]. Anche l’assunzione di un farmaco anti-malarico [clorochina, idrossiclorochina] può scatenare una crisi pruriginosa.

La terapia delle forme idiopatiche di prurito acquagenico è spesso, purtroppo, poco efficace. Per ridurre l’intensità delle crisi pruriginose, a volte, tuttavia, può risultare utile aggiungere all’acqua del bagno, bicarbonato di sodio [100 g] o derivati dell’avena. Subito dopo la doccia o il bagno va sempre bene applicare una crema idratante, evitare di sfregare la cute e vestirsi al più presto. L’utilizzo degli antistaminici quasi sempre si rivela inutile